20 maggio 2018




18 maggio 2018
La gente vuole trame, non direzione della fotografia. La gente vuole trame, non direzione degli attori. La gente vuole trame, non creazione di immagini, che saranno giudicate lente o superbe. La gente vuole trame per poterne parlare

Chi vuole l'estasi non sociale vomita o i muscoli hanno il loro peso, e studia sempre, anche se il corpo è rotto dopo quattordici ore di lavoro. Chi vuole l'estasi cerca il cinema, perché è il cinema, non tirannia dei rapporti


16 maggio 2018
Questo è un padrone feroce, questo è un padre serio, questo è un prete che fa del bene, questo commerciante è abile, questa suora è devota. Questa signora vive come può; questo pescatore ha fortuna, e questo è un camallo molto forte; questa vedova ha molti figli e suo padre vendeva il bel corallo, ma suo marito vendeva confetti. Questo creditore è duro con i debitori, questo debitore è leale, quest'altro non è virtuoso. Poi c'è un giovane di ventidue anni: suona la chitarra e pensa al mondo che verrà.
Dal censimento del 1827 ad oggi sono solo sei generazioni. Tutti sono già naufragati nella non-memoria, tranne Mazzini. Il lettore di archivi è terribile: annota e giudica, perché capisce la costanza della non-memoria, per tutti tranne uno o due. Il lettore di archivi è terribile: perché la lettura degli archivi è terribile.


15 maggio 2018
Non lo sapevo, ma mi stavo inventando un mestiere, fatto di cinque mestieri. Per ostinazione, per bisogno, per orrore della vita normale, per orrore della vita alternativa - normalità e anarchia sono conformismi diversi -; borghesia disgustosa, popolo minuto disgustoso, ma Chopin - dico per dire - non è disgustoso; è unico; è irreale ma è unico; e quindi: per onore? Anche per onore, molto singolare. Per orgoglio i cinque mestieri, certo.


14 maggio 2018
Una visione piccola è abbozzata qui, da settimane diverse: riguarda l'esistenza nerd e fashion e impegnata. Perché bisogna essere grandi puttane del tempo per vedere che nascono i Fratelli digItalia, dove tanta rabbia instaura tanta grazia, con tanta bella tecnica. Va bene.
I digitaliani vivono in digItalia. La repubblica digitaliana non ha centro e non ha periferia; dove è digItalia non è paese dei balocchi, né nazione, né potere temporale, né carcere. Ma è paese proprio, è azione e non nazione, è un potere, ma non il potere; non è carcere. 
Della nazione uso ancora la lingua, come si usa uno strumento classico: perché la lingua italiana è bella. Ma anche questa lingua, questa lingua qui, ora, punta a digItalia, dove non c'è rumore o altro impedimento, o mancanza di desiderio, o ignoranza ostinata, o fatica sprecata.


13 maggio 2018
Vidi che c'era un'Autodistruzione: una specie di modello, già fatto, ripetibile. 
Vidi che l'Autodistruzione era possibile, anche per me. 
Poi vidi che per tenersi lontani dalla normalità bastava lavorare molto, e forse riscoprire un filo di castità pratica. Tutto qui? Tutto qui. 

Benedetto chi ha inventato questi strumenti nuovi: danno tempo, non devi aspettare altro tempo, danno soluzioni immediate, non devi aspettare soluzioni, puoi sperimentare, e conoscere, e confrontare tutto con tutto: non devi aspettare; tolgono le censure, salvano da certi bisogni analogici. Non devi più aspettare. Duecento anni non sono passati invano, duecento inverni dopo la provincia di Macerata, duecento miliardi di passi con il colletto rigido, con la divisa, con la tonaca, con tutte le fasi dell'abito e delle nazioni e delle lingue. 

La vita è un'esperienza unica e scissa, cioè scissa in molte esperienze. Io so - come lo so? lo so e basta - che cosa significa non avere il cinema, per esempio il cinema, e poi averlo, tutto e sùbito come piove da questa Rete. In Intervista col vampiro Brad Pitt vede l'aurora al cinema: così ritrova il Sole, senza vedere il Sole. Dicono che non esistono pasti gratuiti e forse è vero: ma tutto va bene, per chi ha dovuto cambiare corpo quattro volte o cinque prima di... - prima di che cosa? Prima di questa difficissima estasi in un anno impossibile come un sogno, lontano dalle origini, perdute. O prima di trovare un peso-forma, certo: anche in una sola vita si vestono diversi corpi, sé-grasso, sé-magrissimo, sé-magro, sé-malato, sé-sano.


10 maggio 2018
Tutti i pensieri meno uno hanno un oggetto. La posizione, l'ossessione. L'ossessione, la posizione: ma c'è un pensiero, che ha obiettivi diversi e non si dice. Il resto - cioè la maggior parte dei pensieri - punta ad un oggetto. La pace squisita che viene da un'ossessione continua e bella, senza compromessi, e si riflette sui muri bianchi della casa sul porto. Aus den sieben Tagen fa lo sfondo. Una specie di verecondia - noi, ora - e la collaborazione, attraverso la Rete potente. Tutti i pensieri meno uno portano alle opere. Il tempo mite a maggio odoroso aiuta: certo, si possono fare molte cose, ma anche in inverno le abbiamo fatte. Che cosa cambia? Niente cambia. E diranno un giorno: la tua è parafilia? parafilia! parafilia!


9 maggio 2018
Questi sono mesi del lavoro: perché il lavoro ha preso tutto, e tutto appartiene al lavoro. Ma non è un motivo di lamentarsi. Vince il contrario domestico di tutto lo scempio precedente: pace creativa, fare Nessuno con Nessuno - Nessuno non rimpiange Nessuno - e darsi un obiettivo, per esempio musicale. Ma non solo. 
È tempo di far suonare la Symphonia domestica - per esempio. Non per sostenere la parola di Nessuno, ma per adornare la sua vita.


7 maggio 2018
Riperfezionare l'imperfezione è un piacere che si prende a volontà. 
Ristabilire un ordine meno aggressivo in un manufatto è un altro piacere. 
Viene l'editor: è chi decifra le strategie ordite. Viene l'editor e annulla gli errori: soprattutto quelli inseriti per sfida o per disperazione. Chi sa di non essere letto - perché è troppo poeta, o è solo infelice, e non vuole essere letto - farà in modo di essere illeggibile. Viene l'editor, di colpo, come in una favola favolosa: ricostruisce la forma e scrive qualcosa per rivelare le strategie. Deve essere critico, e molto severo. Deve conoscere certi simboli e certe ostinazioni dell'uomo. Non le deve giudicare, ma le deve giudicare.
Anche questi dati sono nelle soddisfazioni segrete, come il diario che contiene.


6 maggio 2018
C’è un ramo di corallo o un amore cortese. Non abbaglia e non ringhia, e non fa il male: un animale lo fece, un animale lo prese, un animale montò la cosa sopra questa sede, dove si vede.

Cautela sul muscolo e dedicarsi - piano - a cose precise e difficili. Dopo la cautela, viaggio nell'incoscienza di fare questa Cosa vecchia e nuova. Una forma di educazione. Arriva una frase: "Je suis sûr que si tu demandes à un acteur de dire que les acteurs sont cons, il le fait". 
Ci vuole ironia, e ancora ironia. Ma poi ironia anche sull'ironia. Posso dare una forma musicale all'abbandono della musica? Sì? Sì. E quando si studia - musica -, niente pose: in ogni caso la solitudine - la musica, in solitudine - non ha bisogno di smorfie. Nessuno deve essere convinto, se la casa è vuota: non c'è una moglie da ricattare, per esempio. E questo diario dà soddisfazioni segrete. La libertà è non aver bisogno di ricattare nessuno: buono a sapersi.

Allora faremo spazio al buffone: prenderemo esempio. Scritto qui.


4 maggio 2018
Avevo trascurato una Cosa. L'ho studiata e l'ho lasciata. La riprendo ora. Sarà la nuova versione dell'infanzia, quella che studiava questa Cosa. 


3 maggio 2018
L'indicibile da dire si dice in poche sillabe: tutto questo non è tutto male
Chi era disadattato nel vecchio sistema, ora sta meglio: non c'è un sistema solo, ma molti, contemporanei, non tradizionali, transnazionali. Allora uno scopre che il problema non era lui, ma il suo statuto nella nevrosi della patria. 
L'indicibile è che sono nate condizioni nuove, un po' confuse, ma buone. Ecco, ora non devi più adattarti. Il problema di chi cazzo sei qua dentro non è risolto, ma i giudici non ci sono più. Non è che ora la Patria ti perdoni, e non l'avrebbe mai fatto. Solo che il Paese non si ricorda più perché dovrebbe perdonarti. Tu continui a proliferare, intanto - l'hai sempre fatto. È la tua sola politica possibile, o la tua mistica, insomma quello che è.
Tu tieni conto di questo e sorridi, scrivi, ti informi, prendi i dati e li coordini in qualche mosaico possibile. È bello e strano: l'avresti mai creduto? Da piccolo, per esempio? Quando non giocavi eri il matto, tu, l'imperdonabile: un perverso di sei anni.


1° maggio 2018
Io & il mio leggio stiamo bene insieme. 
Si legge in piedi, con un abito degno. La voce sarà degna dell'abito e della lettura. 
Bisogna stancarsi. Non si deve mangiare niente prima, né dopo. Una specie di digiuno eucaristico, senza scherzi. Dopo, bisogna fuggire: inventare la scusa dell'ultimo treno. 
Bisogna lasciare ai morti la loro non-poesia: un cuneo rosso contro la mente fredda e via.  
Nessuno vuole farsi sedurre dal meglio? Io sì. Vidi la nascita di una pecora nera o della balena a 52 Hz. Pensai che erano belle e fuori misura. E grazie a loro pensai a cose come la gloria, praticamente.
Qualcuno ha una paura marcia di Conquistador. Se è borghese, cioè un poeta: disprezzalo. 
Il disco conquista come una persona. Dare torto a chi non ci crede. E fargli torto, sempre praticamente.


30 aprile 2018
Qui c'è molto dell'ego scriptor: Coral Bracho.
Anche qui, e di più: E poi rilassarti, solo. Non c'è niente da spiegare. Solo il carattere, da mostrare.


29 aprile 2018
La metrica è il vestito dei pensieri. Mentre voi interpretate il contenuto - perché le idee vi ossessionano, e a scuola vi hanno insegnato a cercare e parafrasare il contenuto - io cerco di interpretare il contenuto della forma. Esempio: nell'Orestiade di Eschilo c'è un epiteto, quindici volte, e Pasolini non lo traduce mai - e nessuno se ne accorge: vedi sotto, 27 aprile. Io penso che questa assenza formale abbia un contenuto. E che lo abbia di per sé, contemporaneamente al contenuto mitico e religioso dell'Orestiade e della sua traduzione. Ma questa assenza formale non è il contenuto parafrasabile, amato dalla scuola. Si tratta di un contenuto diverso.
Se la metrica è il vestito dei pensieri, non basterà descrivere gli accenti. La descrizione non è analisi, ma una tautologia. Per forza.
Se la metrica è il vestito dei pensieri, il vero contenuto non è quello che appare, ma i pensieri. E i pensieri sono segreti: quasi sempre inconfessabili. Si può scoprire che in un segreto - l'evidente assente - c'è un mondo ostile a the best minds of my generation. Solo cinquantotto anni per notare l'evidente assente: che cosa volete che siano? Abbiamo perso troppo tempo a fare gli scolastici, di contenuto in contenuto. E invece si dovrebbero riaprire le ostilità. Occuparsi dei contenuti è come fare diplomazia. Va bene. Ma sull'evidente assente si gioca una questione molto più seria: nel caso dell'Ambiguo, il mitografo, si tratta di cose da mitologi.

Chi non ha padroni non ha nemmeno clienti. Può essere un regista di nicchia, va bene lo stesso. Anzi meglio. È Bròcani. O Piàvoli. O Agosti. Quando ha fatto La bocca del lupo Pietro Marcello credeva di non avere padroni, e in principio La bocca del lupo era solo un film finanziato da una cellula di gesuiti genovesi. In principio aveva anche un altro protagonista. Già.
Invece il film fu ricreato in un altro modo. La bocca del lupo entrò nel giro grosso. E il povero Enzo Motta, il nostro Pino Pelosi, credeva di poter diventare Clittìstud, come diceva lui. Clint Eastwood. Enzo aveva trovato un padrone – una serie di padroni – che l’avrebbero tolto dal sottoproletariato. Era come essere Franco Citti e aver incontrato Pasolini. Ma non era più l’epoca e Marcello è diverso da Pasolini. Così Enzo è morto con un solo film nel curriculum: perché La bocca del lupo 2 non c’è mai stata. Ma Enzo affisse i manifesti di questo sequel, perché ci credeva.
Non penso volentieri al tempo della Bocca del lupo. Ero lì e non era ancora il mio tempo.
Ero lì e provo a cercare una morale. Ecco una morale: attenzione all'immaginario che immaginiamo.
Soprattutto quando ce lo paga qualcuno: non è più un sogno personale.Non è più un sogno innocuo. Ma se uno accetta tutto questo, anche lui sa come andrà a finire.

Octet, Steve Reich. Una traduzione da una lingua possibile ad un’altra lingua possibile. È ancora qualcosa che si lega ai film, va bene. Mottetti, anche. Posizioni. Metrica. Jazz. Inventare. E le imposizioni, personali. I debiti… I debiti. Un impero privato: lo stile… inventare… guadagnare, ma poco, per ora – comunque guadagnare… A 45 anni si capisce. Non voglio generare e non voglio possedere; non voglio essere servito; non voglio una vita sociale; quindi il sesso esce di scena. A 45 anni si capisce. Il sesso potrebbe restare come divertimento, solo – ma non è mai un divertimento, solo. Qualcosa di familiare o di usuale si fonda sempre, dopo il gioco. Non voglio fondare. L’asociale è uno abbastanza deciso, poi è un esteta – e violento. L’asociale annota una vertigine e una nausea. Questa nota giudica la vita generale. La noia degli altri giudica la mia vita. Anche questo si capisce a 45 anni.
A chi non scopa e non fa vita sociale, nessuno può fargli domande.
Prendete volentieri il mio diario e non fate domande.
Mentre leggete, metterò uno straordinario abito mimetico. 


27 aprile 2018
Il Comunicato all’Ansa sui propositi dice che “l’ambiguità” – minuscola – “importa fin che è vivo l’Ambiguo”, maiuscolo.
L’ambiguità è uno stato, anche retorico. L’Ambiguo è una persona: è un epiteto o un nome proprio.
Prima di tutto è un epiteto preciso. Apollo è loxías: il dio dei responsi ambigui. L’epiteto appare una quindicina di volta nell’Orestiade. Pasolini ha tradotto la trilogia nel 1960 e uno si aspetterebbe che ogni occorrenza di loxías sia resa con Ambiguo, o con Obliquo, o con qualcosa di simile: ad epiteto greco dovrebbe corrispondere un epiteto italiano, occorrenza per occorrenza.
E invece no. In tutto il volume dell’Orestiade Pasolini evita di volgarizzare l’epiteto. O lo addolcisce con profeta o lo elimina. Eppure Pasolini sa il greco. Anzi, in Saluto e augurio ostenterà l’amore classico per il greco e il latino. Eppure scrive di essere partito “sùbito con entusiasmo – dalla bibliografia”, e sempre “con la brutalità dell’istinto”, come “un cane sull’osso, uno stupendo osso carico di carne magra”. Strane immagini per uno che di solito ostenta – come l’amore per il latìn e il grec – la sua mitezza. E invece ecco un cane: il suo “profondo, avido, vorace istinto”.
Ecco la situazione greca di loxías nell’Orestiade. Agamennone: vv. 1074, 1208, 1211. Coefore: vv. 269, 558, 900, 953, 1030, 1039, 1059. Eumenidi: vv. 19, 35, 235, 465, 758.
Ed ecco la situazione nell’Orestiade di Pasolini. Cito dalla prima edizione: Einaudi, 1960.
P. 41: “Apollo? Perché lo chiami così piangendo?”. Epiteto sostituito.
P. 45: “Prima mi promisi: poi non mantenni la parola”. Epiteto scomparso.
P. 46: “E come si è vendicato il dio tradito?”. Epiteto sostituito.
P. 70: “Non mi tradirà l’oracolo del Dio onnipotente”. Epiteto sostituito.
P. 77: “Nella stessa rete, come Apollo predice”. Epiteto scomparso, come la parola ánax che accompagnava il nome del dio.
P. 87: “E come finiranno le parole del tuo Dio”. Epiteto scomparso.     
P. 89: “La parola di Apollo un giorno / soffiata…”. Epiteto scomparso.
P. 91: “E ripeto che a farmi coraggio fu il Dio Profeta”. Epiteto sostituito. Profeta è la traduzione semplificata di pythómantis: profeta di Pito.
P. 91: “ombelico del mondo, la terra di Dio”. Epiteto sostituito.
P. 92: “corri al tempio di Apollo”. Epiteto sostituito con il nome proprio.
P. 94: “ed egli, qui, parla nel nome di Dio”. Epiteto scomparso, e Dio è Zeus, in questo caso, come si vede nella traduzione di Manara Valgimigli: “Interprete di Zeus suo padre è il Lossia Apollo”.
P. 95: “ciò che mi respinge indietro”. Epiteto scomparso, con tutto il complemento messo da Eschilo: “dalla casa del Lossia”.
P. 101: “Atena, è il Dio Apollo che mi ordina”. Epiteto sostituito.
P. 107: “Ma del mio delitto ha colpa anche il Dio”. Epiteto sostituito.
P. 115: “Per grazia di Apollo e di Atena…”. Epiteto sostituito.
E ancora. Nel v. 410 dell’Edipo re di Sofocle l’epiteto loxías è pronunciato da Tiresia, nello scontro verbale con Edipo. Il film di Pasolini rinuncia all’epiteto. Tiresia – Julian Beck – dice: “Anche se tu sei il re, io posso risponderti con la stessa tua franchezza… se lo voglio: ché io non dipendo da te, ma da Dio”.
Quello che è negato ad Apollo nell’Orestiade del 1960 e nell’Edipo re del 1967 può essere detto di sé nel Comunicato all'Ansa (Propositi).
Ora si può scegliere come interpretare: o c’è una specie di pudore religioso; o una specie di antipatia per il Sacro oppure è un’assenza da notare. Il frammento 93 di Eraclito dice che “il signore, il cui oracolo è a Delfi, non dice né nasconde, ma indica”. La caduta dell’epiteto non è nascosta. Si vede, se si torna al greco, e chiunque può farlo, come ora; non si nota se si sta al solo italiano. È un punto da notare: l’assenza si nota solo nel confronto; e deve essere notata. Come interpretarla è un altro discorso.
Ma un po’ di interpretazione si trova sùbito: Pasolini “non dice né nasconde” – oppure cancella, ma non nasconde. Ma indica che l’Ambiguo è lui, e che la parola è sacra nel senso arcaico: è meglio pronunciarla tardi, non presto. È possibile riferirla a se stesso, ma non sùbito. Quando tutto punta alla fine, allora può essere detta: “Dopo la mia morte, perciò, non si sentirà la mia mancanza: / l’ambiguità importa fin che è vivo l’Ambiguo”. E il nome Apollo è un anagramma imperfetto del nome Paolo. Forse tutta la questione si riduce a questo gioco.

*

Tutto questo sarebbe visibile per tutti. Ma ci vogliono troppi decenni per vedere una sola cosa, e probabilmente non sarà mai vista. Ci vogliono troppe vite per decifrarne una – decifrarla un po’, almeno. E quando l’hai decifrata? Allora scopri che c’è un discorso acido, sotto e indietro. Pensi che leggi un uomo, in apparenza. Ma sì, un uomo, come tutti. Un uomo, un uomo. E invece.
Invece quell’uomo indica una diversità rispetto alla quale l’omosessualità è poca cosa.
E se l’omosessualità non fosse il problema? Cade tutto un castello di ipotesi.
Lasceremo Pasolini ai mitologi e ai teologi. Va bene. Ma si fa per dire: non lo lasciamo, per ora. Il cane avido e vorace è sempre interessante: come minimo.



25 aprile 2018
Dai discordi una specie di tatto, una pace del ritmo, del respiro. Una forma di passaggio musicale. Inverno molto freddo finito bene, aprile pieno di passaggi. Riaperto un file di ultime glosse sull'ambiguo, da finire. Il file di uno stilema da finire, anche: una sceneggiatura. La nostra forza è ancora il giovane Eros e lo so. Ma Eros ha contemplato varianti non carnali di sé. Ma queste varianti - discordi - producono una specie di tatto: una pace del ritmo.


24 aprile 2018
Due anni dopo Strategia del ragno l’impensabile scende tra noi. È Ultimo tango a Parigi. Qui andiamo solo per sensazioni. Ci sono solo sensazioni. Paul dichiara 45 anni nel film: almeno nel doppiaggio italiano. In realtà Brando ne ha 48. Jeanne dice di averne 20 ed è vero: Maria Schneider è nata nel 1952.
Dopo aver sparato a Paul, Jeanne inizia a borbottare: “Mi ha seguito… voleva violentarmi… era uno sconosciuto”. Una cosa è vera: Paul l’ha seguita. Voleva violentarmi: non è vero. Era uno sconosciuto: è abbastanza vero, perché il nome di Paul rimane un segreto.
“Mi ha seguito… voleva violentarmi… era uno sconosciuto”. È chiaro che Jeanne sta ricapitolando le cose da dire alla Polizia. È facile che sia anche credibile. Il fatto che la portinaia della Rue Jules Verne sia una psicotica aiuterà. È chiaro che la portinaia non ricorderà di aver visto Paul e Jeanne insieme.
Pasolini è nato nel 1922. Pelosi nel 1958.
Brando nel 1924. Schneider nel 1952.
Il non giovane è ucciso dal giovane o dalla giovane.
Il giovane - o la giovane - racconterà che il non giovane voleva violentarlo - o violentarla.
Jeanne racconterà che Paul è uno sconosciuto.
Pino racconterà che Paolo è uno sconosciuto.
Morale: Strategia del ragno è la teoria di Zigaina e Ultimo tango a Parigi è il primo racconto di Pino Pelosi. Bertolucci ha filmato le due possibilità di racconto sulla morte.
Allora uno – io – si convince che il cinema contiene tutto: ma perché contiene tutto? È un’arte d’autore pagata da un’Industria, perché il prodotto sia venduto al pubblico pagante. Quindi il sogno di Bertolucci è ri-sognato dall’Industria. Senza industria, il sogno rimane un sogno: un progetto, al limite. Quindi niente.
Invece il sogno pubblicato è un sogno amplificato, pagabile, vendibile. Quando sarà proiettato, entrerà anche nella mitologia privata del pubblico.
Così si osserva una mescolanza profana: la volontà di Bertolucci, le tendenze di un Sistema, l’immaginario popolare.
Il produttore di Ultimo tango a Parigi è anche il produttore di Salò.



23 aprile 2018
Nella potenza di una certa musica - Derek Bailey: Solo Guitar; Holland e Bailey: Improvisations; Braxton: For Alto; Parker: Monoceros - il dovere poetico dell'educazione e della pietà non esiste. Il mondo free e improvvisato calma il lago del cuore e non nasce nessuna "tirannia dei rapporti". I free sono il premio che la bocca mobile cerca e mangia, mille volte.

Il contenuto nomina le cose. E invece non c'è bisogno di nominare le cose, per far vedere alla gente che le cose ci sono. Se parlo dell'erba estiva e dell'asfodelo divento 松尾 芭蕉? No. Se fosse questione di soli nomi, chiunque sarebbe 松尾 芭蕉. Facile, no? Facile no. Per niente. Ecco, tu sei bravo: sei qui, e conosci l'asfodelo - per esempio su un monte alle spalle di Genova. Lo nomini, va bene: ma non sei 松尾 芭蕉 per questo. Ci vuole altro. Che cosa è questo altro? No: chi è? Già: chi è. Uno strumentista serio.


22 aprile 2018
I nevrotici, gli asociali, gli intossicati, i violenti hanno invaso la scuola.
I nevrotici, gli asociali, gli intossicati, i violenti non sono i vivi nei banchi, ma i morti nei libri: Lucrezio, Cavalcanti, Dante, Tasso, Michelangelo, Cellini, Pontormo, Caravaggio, Alfieri, Leopardi, Manzoni, Poe, Rimbaud, Pirandello, Pasolini - e anche De André, da un po' di tempo. Sono tutti uomini irregolari: per questo la scuola è ingestibile. No, non è vero: sono l'unico motivo per sopportarla. Ma a causa loro la scuola è ambigua: la formazione dell'italiano medio si basa su autori in cui l'unico punto medio è il terzo dito, e nient'altro è medio.

Questi appunti. Questi appunti: quando sono presi? Sono presi nella condizione di un'ansia, non trattata in forma medica. Questi appunti: dove sono presi? In una condizione privata: la primavera della solitudine si può dire, ma è retorico dire la primavera della solitudine; allora diciamo: nel solito posto e nel solito modo; perché siamo in una stanza calma, con il profumo dei tre gigli, che vengono dalla spazzatura e ora sono la testata d'angolo; siamo nella settimana di una fuga e di un paio di decisioni, simili alla fuga. Siamo, qui, io, una statua e un'immagine.
Questi appunti: chi li scrive? Li scrive chi - in ogni apertura e in ogni lavoro - cerca di esacerbare il conflitto o di inventare simmetrie. Gli appunti si possono chiamare fine darts e il nome allude al Sagittario, sempre. Su quale bersaglio pioveranno i darts? Non è un bersaglio metaforico, oggi. Nominarlo qui aggiungerebbe un particolare ad una tela un po' ambigua: che così sarebbe meno ambigua.
Basta dire che il bersaglio non è metaforico.
Quindi esiste un bersaglio. Bene. E allora questi appunti servono a stimolare una complessità policroma, uno stile e una dedica a se stesso e a voi, noi, loro: ma prima - prima, in una specie di vita precedente - uno è arrivato a dire che non esiste il bene, che tutto è male. Prima, in quella specie di vita precedente, lo stile è fiorito per bestemmiare. Ora fiorirà per fare il contrario. Sarà per questo che ho tre fiori profumati, qui? Sì. Come quasi sempre, in realtà.

L'ordine non prende ordini. Questa camerata informale si dedica le dediche, caso per caso e volta per volta.
Si può scrivere per gli ------, prima di tutto. Chi sono gli ------? Non si dice a tutti.


21 aprile 2018
Nelle pratiche dei gruppi riconosciuti ero infelice. Forse i praticanti - Taijiquan, Yoga, un certo Buddhismo facilitato, la Psicanalisi, la Psicologia - erano felici, ma non trasmettevano felicità. Non a me. Prima di tutto pensai: deve essere l'istinto dell'ebreo contro gli idoli. Cercare il Sacro attraverso il Metodo - disciplinato da un gruppo e con un nome preciso - significa adorare il Metodo, non il Sacro. Il Metodo è un idolo.
In realtà il problema ero io. Io sono un artista e la mia arte è la mia disciplina: non ho altro e non c'è altro. Sì, ma non è una disciplina organizzata e non è una pratica di gruppo. Va bene. Non ha un nome preciso, ma un nome generico: arte, oppure lavoro. Meglio: lavoro e basta. Non è una pratica con orari fissi e un disciplinare proprio. Non è sociale e non rende simpatici. Non è una pratica sacra come la vera religione, ma non è nemmeno profana. La pratica senza nome - diciamo il lavoro - dà una strana forma di felicità, in alcuni istanti, come un gioco: ma è lavoro, e nell'istante in cui senti quella forma, la lasci. C'è altro da fare, sùbito .
Inizia l'estasi, dopo un altro inverno.
Il resto dell'estasi è indescrivibile.


20 aprile 2018
Con chi puoi parlare, veramente? Lo sai. Con quelli: quelli che. I pochi, fideles in minimo: Luca, 16, 10. Uno, due. Tre, quattro? Pochi, sempre: i fedeli nel poco. Un numero piccolo, che è minore di quasi tutto. E come si parla con i pochi? Facile: si parla senza imperativi, perché non è il caso di pronunciarli tra noi. Gli imperativi sono nelle cose: dovremo fare quello che deve essere fatto, e basta. Chi ha questa consolazione, sa anche come parlare fuori: alle migliaia che non sono uno, due, tre, quattro.


19 aprile 2018
Al casting hanno risposto 1600 persone. Domani e dopodomani a Torino.
Penso che Torino sarebbe bella da vedere ora, ma non ci vado.
Devo adattare la sceneggiatura di questo film. Lo farò durante il casting: gli attori riceveranno il testo finale.
Devo impormi di lavorare e non è sempre facile. Devo asciugare e ritmare il lavoro degli altri e non è facile.
Ma no: è facile. Lavoro sempre in fretta. Il problema non è il lavoro. Il problema è lavorare in certe condizioni. Ci sono droghe giuste e legali per reggere: non solo il caffè, molto. Per esempio, certi suoni: in un silenzio abbastanza pieno.

Condividere tra anonimi che si conoscono a distanza: non c'è niente di meglio. Non è bene conoscere i lettori. Ma a quei lettori, pochi o tanti - e molte donne, perché sono soprattutto donne: lettrici - bisogna dare tutto. Ogni dialogo in ogni film deve suonare, suonare, suonare. Ci sono incontri di suoni da fare, ci sono incontri di suoni da evitare.
Trattami come se fossi una dea è il pensiero continuo. Carmen Consoli può ispirare, come Béla Tarr ispira e tutto ispira. Non è un orrore. La mia normalità è una mescolanza continua: in primo luogo mentale. Così tratto la mia materia e chi la riceve.

Sono sempre allo stesso punto, da anni: il superlavoro, la solitudine, le fughe - nella natura, su certi monti, qui intorno; non il mare perché il mare è sociale e chiama gente; molta musica, soprattutto elettronica, da Pierre Henry ai Matmos, ma anche altri suoni, e due volte benedetto il momento in cui uno scopre la voce di Patty Waters. Di qui una mostruosità che rivendico e che scrivo: voluta così bene, per decenni, che ora le voglio bene, e non vorrei lasciarla. Da una solitudine alla barca di Maria Callas - vedi 17 aprile - il passo non è impossibile, ma perché?
Perché Callas è più sola di te. Perché Callas non vuole toglierti la tua solitudine, ma colorare la sua solitudine con la tua presenza. E tu sei quasi degno di lei: per curriculum e per dedizione. Ecco perché sei in vacanza con lei. Non c'è degnazione nel suo sguardo magistrale; non c'è sopportazione nel tuo sguardo, che la adora e considera i suoi fianchi, il suo corpo ancora bellissimo.


18 aprile 2018
I loro matrimoni... le loro convivenze... le loro proprietà borghesi, perché la Città Barbara è una Città Borghese... La loro mediocrità di scrittori, se scrivono, quando scrivono... Le loro voci artefatte, soprattutto le voci delle donne... Li conosco tutti e so già che cosa diranno, con le loro voci fiorite e finte. Simulo interesse e poi sogno un punto dell'India - sarà uguale, dopo dieci anni? - e certe rocce, sotto il Sole feroce, che stanca senza stancare.


17 aprile 2018
Non vedrò mai Milo De Angelis in barca con Madonna, ma c'è la foto dell'Ambiguo in barca con Maria Callas. Il marchio Mondadori non farà mai di De Angelis un vero divo, ma una reliquia in una nicchia. Milo sarà più santificato che veramente glorificato, e questo per ragioni decise precisamente. Non si tratta di ragioni solo fisiognomiche, anche se la presenza fisica di Milo De Angelis non è televisiva. Si tratta di una scelta editoriale: la tranquillità, prima di tutto.
Preferisco la barca di Maria Callas.

La voce deve essere o afona o gridata, caso per caso; il corpo o troppo asciutto o troppo gonfio; l'abito o troppo dimesso o ridicolo: come il poeta borghese di Genova con la giacca da pescatore. Tutto questo è letteratura. Il problema è che non c'è più il resto. Un poeta deve ostentare la sua limitazione al ruolo o agitarsi, ostentando. Non deve osare un perfezionismo tranquillo e πολύτροπος, se no lo chiamano Narciso, e diranno che il narcisismo è fascismo, e costruirsi un pubblico è spettacolo. E io dirò che tutto questo è assurdo. E a me diranno che "questa è maninconia".


16 aprile 2018
La prosa del 15 aprile è salvata a parte, qui.
Non andrò a Roma a vedere chi mi vede sullo schermo, a Roma.
Non andrò a vedermi nello schermo a Roma.
Non andrò a vedere lo schermo degli occhi degli altri, a Roma.
Non andrò a vedere Roma, che si scherma da chi contesta Roma.
Così mi schermo da Roma. Ci va il personaggio, solo sullo schermo di Roma: una specie di giudice illegale, che giudica, ma non è di nessuno e fugge Roma.


15 aprile 2018
Il bambino ha solo sei anni. Davanti agli altri preferisce non muoversi: non lo sa ancora, ma la verità è semplice. Muoversi non davanti agli altri, ma insieme, è volgare, sgradevole e sporco. Perché, perché? Perché, perché. Più tardi, in teatro, lo ha dimostrato: è normale nelle prove, è sorprendente nello spettacolo, dove si sente solo, alla fine.
Gli dicono da sempre che è gay o è un drogato: perché l'omosessualità di un tossico è l'unica giustificazione di un bambino che non gioca. In realtà non è niente: da grande sperimenterà qualcosa, e si ritirerà con disgusto. Amerà le donne, ma più per una disperata similitudine che per libidine. Le amerà per estetica: con il risultato di non poterne amare una sola, non per sempre, e quasi sempre senza sesso. Ogni tanto qualcuno gli dirà che ha un'anima femminile. Che cosa significa anima femminile, realmente? Nessuno lo sa.
A sei anni capisci di essere già pericoloso. Sei mansueto, ma non sei integrato. Il primo della classe deve essere fedele al programma e poi giocare con gli altri, gridare, dimenarsi molto: così dimostrerà agli altri italiani di essere un perfetto italiano. Siamo nel 1980, 1981, 1982, ecc. Ma questo bambino non gioca e non grida; e quando studia, se studia, è un po' diverso da un fedele al programma. Bene: diventerà un Fauno pubblico, che gioca da solo davanti agli altri, quindi non è cambiato niente. Mostrerà tutto questo in un film. 
Nel 2016 un editore gli fa la profezia poetica: se diventi più visibile, fai la fine di Pasolini. Che paura. Non è possibile, oggi, perché non c'è più una società organizzata, né una catena di comando puramente italiana, fiera delle sue categorie puramente italiane. Oggi la manovalanza telecomandata uccide la propria famiglia fino all'ultimo dei figli, oppure uccide altri pezzi di popolo, ma non tocca più un Fauno. Per inciso: gli attuali dinasti della catena sanno benissimo che il Fauno assomiglia più a loro che al popolo e alla borghesia italiani. Il Fauno è sociopatico, versatile, workaholic, sterile: esattamente come loro. Gli attuali dinasti - sociopatici, versatili, workaholics, sterili - non sono italiani e non vivono a Roma, e non sono né borghesia né popolo italiano. Per tutti questi motivi il film del Fauno appare pubblicamente nel 2018: quando l'attore - diciamo così - è abbastanza forte per non consumarsi da solo, e il sistema troppo italiano intorno a lui è diventato meno di una tigre di carta. Oggi il sistema è solo carta semplice, in via di estinzione: bagnata dalla pioggia o da qualche liquido corporeo.


14 aprile 2018
Tutto quello che può essere fatto a pezzi, lo è: un testo, un oggetto, una dignità.
Tutto quello che può essere corretto, lo sarà: un testo, un oggetto, una dignità.


12 aprile 2018
Fare il performer per non pagare dazio? Sì: vedi 27 marzo.
Deve essere molto abile, però. Dovrà scatenare intorno a sé una miriade di performers, quasi tutti non consapevoli o poco: eseguiranno la passività, come un vero ruolo. Così nascerà delicatamente una forma d'autore: ad esempio in un lavoro di gruppo. Il gruppo ha bisogno di un clown-capo, o del director's cut. Quasi un maschio alfa o una matriarca, caso per caso.


11 aprile 2018
Chi cerca le parole, vede: le parole sono grappoli e si trovano nella rete, come i pesci, e poi i grappoli si spremono e nasce un gioco. I grappoli di tutto sono nella rete, oggi: basta aprire Google e il gioco si capisce. Ora le allusioni allo slang o agli idioletti diventano banali. Chiunque può farle, anche senza forza, e chiunque può capirle, anche senza intelligenza.
Bisogna strappare la gioia ai giorni futuri, è stato scritto e rimane vero.
Bisogna strappare al futuro le citazioni che il futuro citerà.


10 aprile 2018
Molte notti a Milano, da solo, lentamente. Ogni notte è una scuola superiore. A volte c'è un divano abbandonato in una via, a volte una panchina buona. Spesso è così freddo che non si può stare fermi più di due minuti. Altre volte la superficie è dura e non si regge molto. Altre volte non c'è buona compagnia.
Il giorno è stato dedicato alle cose del cinema, di solito; o della letteratura, a volte. La notte cambia segno e ha un'altra arte. Via Fabio Filzi è l'ultima scuola superiore, fino al prossimo passaggio.


08 aprile 2018
La questione non è battere sugli ottantotto tasti come su ottantotto membrane di tamburo. La questione non è il tamburo battente, perché si può battere qualsiasi cosa. La questione è quale singolarità fa il monumento impersonale a se stessa, quando agisce.
La dedica al Maestro-Ariete non è in morte: è in non-morte. Io parlo di vampiri ai vampiri, di tecnica ai tecnici, di virtuosismo ai virtuosi; e di droghe ai sani e santi. Il maestro o il vampiro riempiono l'enorme tempo libero, che è tempo asociale. C'è chi non capisce.


05 aprile 2018
Meglio falso che falsetto. Meglio virtuoso che senza virtù. Il virtuoso deve essere musicale, sempre. Almeno le opere avranno il loro peso, una forma; un segno. Se l'uomo - io - non sarà speciale, ci saranno specialità e va bene così. Così mi riconosco in questa estetica bastarda ed estrema, molto etero nel suo gusto, molto maniaca, certo. Dove Georges Méliès è sempre un Grande Occhio, che punta questo laboratorio.


04 aprile 2018
I bambini dei film parlavano con la voce in falsetto. Il bambino che ero odiava quel falsetto. Significava che il bambino pubblicato aveva un marchio nella voce, oltre che nella statura. Che doveva essere o ridicolo o fatuo; comunque prevedibile. E che doveva ridursi per essere qualcosa.
Iniziai ad odiare l'idea della riduzione. Contro l'idea della riduzione, ho imparato presto ad odiare la mia infanzia. Quando ho potuto insegnare all'infanzia, ho detto: non fate quelle facce da bambini, non recitate la parte da bambini - siete grandi, avete otto, nove, dieci anni - e non diventate come che gli adulti vogliono che diventiate.
Se recitate la parte di un supereroe, fate la faccia da supereroe e muovetevi. Invece il costume è uno scafandro, per voi. Imparate molto presto il conformismo, perché è rassicurante. Intorno a voi c'è l'Italia. L'Italia vi vuole sani e banali: lo sapete? No, non lo sapete. Potrebbe andare bene: solo che quell'Italia è finita.


02 aprile 2018
La pelliccia di leopardo, la gaétta pelle, la cosa morta è stata gettata, come la pietra dei costruttori. Era un rifiuto tra i rifiuti ed è stata presa, dai rifiuti. Ora il leopardo arreda la casa e veste la persona, e non è più un rifiuto. Tutti gli scarti migliori sono nei quartieri del popolo. Solo il popolo compra molto e solo il popolo butta, senza risparmio; è chiaro: solo il popolo di ora, non quello che viveva di castagne, qui sopra, e che era il popolo.


29 marzo 2018
Woman. Man. Mantra. Training.
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28 marzo 2018
Fine Arts. Fine Darts. Find Arts. E poi: Fin de l'art? Ho trovato questa cadenza e diventerà lo stilema di un sito. L'ho trovata imitando qualcosa. Ma non ho imitato il canto delle pernici, come Alcmane. Imitavo sillabe che si sono imposte come qualcosa di grafico, prima, e poi una pasta sonora, ma senza senso. Le parole reali dell'inglese si sono prestate al suono immaginario. La realtà imita l'arte, ecc. - sì, ma non esageriamo.


27 marzo 2018
The Square ha l'uomo-scimmia. Una questione privata ha il fascista che improvvisa una batteria con la bocca. Il performer improbabile non porta pena e non paga dazio, ma poi sarà colpito, fisicamente, ed eliminato. Ecco un punto da studiare: il performer è tollerato, o per degnazione o per accordargli l'ultimo desiderio. Certo, Oleg, l'uomo-scimmia, è un eccellente performer, ma agisce nella situazione sbagliata. Ma solo l'eccellente è il vero disturbatore; ma solo chi disturba il rito del pasto collettivo sarà il grande nemico, il parassita abile e l'immorale.

La ragione ha sempre un cliente: il cliente non è sempre il migliore degli uomini.
La bocca ha l'oro del mattino. Questa frase non significa niente, ma forse onora l'oro: oro orale? No, è solo una grande cazzata.
Adesso il villaggio mormora, ma la gente è piccola. Si può continuare a lungo. Non è questa l'intelligenza: è chiaro.

Il luogo comune, il proverbio ben detto, l'abitudine di sapere tutto, non sono più un valore, ma l'oggetto di un gioco: troppe macchine intelligenti e sapienti modificano già il luogo, il proverbio, l'abitudine. Li modificano ora: li interpretano e li confrontano con qualsiasi cosa.